giovedì 30 ottobre 2008

Yoga ed Olismo

Salute e benessere secondo natura sono argomenti tornati in auge negli ultimi anni ed allora ecco nascere o forse è meglio dire rinascere nel pensiero di alcuni (ahi noi! ancora troppo pochi) il concetto di olismo.
Olismo, olistico ecc. deriva dal greco olos – tutto, e nel campo della salute sta a significare che l’Uomo non è una macchina scomponibile nelle sue varie parti (fegato, cuore, ecc.) ma è un insieme unico di mente e corpo. Quest’assunto implica un totale ribaltamento della visione sempre più specialistica della medicina moderna ed il conseguente recupero delle Antiche Tradizioni Mediche Orientali ed Occidentali e dello Yoga.
La nostra Accademia ha fatto per l’appunto dello studio sulle Antiche Tradizioni il perno centrale della propria attività formativa e dello Yoga la via preferenziale, verso il recupero del concetto di Unità dell’Uomo; infatti, fine primario dello Yoga è quello di ricondurre la mente all’interno di noi stessi fornendoci gli strumenti per ascoltare il nostro corpo (cosa non facile nella vita frenetica, caotica e completamente estroflessa delle moderne società). Proprio da quest’auto-ascolto parte il cammino verso quel tipo di benessere che possiamo definire “secondo natura”.

Roberta Martino

Prana il Colore della Vita


Unità - calore - movimento dunque “vita” questo è il significato letterale della parola “Prana”.
Le più antiche e raffinate Tradizioni citano una forza sottile, superiore, trascendente il mondo fisico che comprende tutte le cose, anima l’Universo e influenza lo stato di salute e la vita di tutti gli esseri.
L’esistenza di questa forza sottile universale è stata unanimemente percepita e riconosciuta nella sua realtà oggettiva dai grandi maestri e dalle grandi correnti spirituali di tutto il pianeta, anche se menzionata con nomi diversi. Ovviamente Prana è il nome con cui la chiamano gli Indiani, il popolo Cinese la chiama Qi, i Giapponesi invece Ki, i Polinesiani e gli Hawaiani la chiamano Mana, Ippocrate la chiamava Vis Mediatrix Naturae, mentre nei testi Ermetici è menzionata con il nome di Telesma, Galeno la chiamava Pneuma, gli Alchimisti Spiritus (il Mercurio alchemico), l’ipnotizzatore Franz Mesmer la chiamò “Fluido magnetico” confondendola con il magnetismo fisico, Sant’Agostino la interpreta, in parte, con il concetto di Spirito Santo.
Gli esseri umani la percepiscono nelle sue manifestazioni più grossolane nella vita della loro Psiche (dal greco Farfalla - Anima - soffio vitale), che sono i sentimenti, le emozioni, le passioni, gli istinti, le pulsioni, gli ideali, i pensieri, le percezioni, gli attaccamenti, gli affetti, i bisogni, ecc...
Simbolicamente Prana è la “Donna” come datrice e reggitrice della vita, il suo colore è il Rosso, colore del movimento–azione, del mestruo e del sangue che è fondamentale per creare calore vitale (la combustione interna che genera ogni processo di movimento). Prana inoltre ha simbolicamente le Corna, poiché la vita è duplice e nello stesso tempo unifica le singole Anime, annulla lo spazio ed è al di là del Tempo e come nei sogni, che appartengono alla sua dimensione, il presente, il passato e il futuro si mescolano in un eterno mobile presente.

Il cristianesimo cogliendone soltanto un suo aspetto ne ha fatto anche il Diavolo rosso e cornuto che ci separa dal Principio Divino, irretendoci nella voluttà delle passioni …
Potrei dilungarmi intere pagine citando descrizioni di Prana, ma seppur bellissime rimangono vuote se non lo si sperimenta con i nostri sensi interiori. Lo Yoga, come pochissime altre discipline psico-fisiche, ci consente attraverso varie pratiche di percepirlo amplificando i nostri sensi interni e di aggiogarlo (Prânayâma) ossia farlo nostro liberando la mente dalle sue malie ed elevandola alla sua purezza detta Buddhi – Sapienza - Sophia, l’intelletto che illumina e comprende il Cosmo, permettendoci così di assimilare la sua vitalità (dunque beneficiare lo stato energetico del nostro corpo) e ci permette inoltre ad un elevatissimo livello, di dirigerne la sua forza creativa.


Emilio Russo

Testi storici e filosofici dello Yoga


II puntata
YOGA SUTRA

L’Asana
(a cura di Ruber Rivali)

Come scritto nel precedente numero iniziamo la nostra analisi delle tappe indicate dallo Yoga Sutra dal concetto di Asana.
La parola “asana” significa posizione; ma il suo significato originario si è alterato per le tante interpretazioni che vari autori e correnti filosofiche le hanno attribuito.
Patanjali a cui si deve lo Yoga Sutra (primo testo scritto sullo yoga) afferma: ”Asana e ciò che è saldo e piacevole ”. Il Sankya (uno dei principali sistemi della filosofia indiana ) afferma: “la posizione è ciò che è saldo e agevole” ; e ancora: “ogni posizione salda e agevole è un’Asana, non vi sono altre regole”.
Nello Yoga l’Asana è un metodo ( non una semplice postura ) di immobilizzazione del corpo in una posizione scomoda allo scopo di superare il dolore con il quale costantemente il corpo disturba la mente .
Essendo lo Yoga una ”forma di meditazione” che mira all’unione del soggetto con l’oggetto pensato, lo yogin per poter raggiungere tale stato deve essere in grado di pensare un pensiero prestabilito senza disturbi e interruzioni; dunque necessita, in primis, di raggiungere ”lo stato di Asana”, ossia di immobilizzazione del corpo, in cui i muscoli non devono essere tesi ma neppure troppo rilassati, in una piacevole via di mezzo tra la rigidità e l’abbandono. Fatto ciò dovrà essere in grado attraverso l’acquisizione di una certa capacità di controllo mentale sulle modificazioni del corpo di superare crampi e stanchezza evitando qualsiasi spostamento. Ovviamente chi è all’inizio del percorso, dopo poco troverà l’Asana così dolorosa da risultare irresistibile ma se riesce a rimanere saldo e costante raggiunge, non troppo lontanamente nel tempo, il traguardo: il dolore svanirà e verrà dimenticata la stessa presenza del corpo; allora il praticante si accorgerà che lo stato di coscienza ordinario del corpo è delimitato dal dolore e con un profondo senso di meraviglia e sollievo percepirà che la posizione tanto scomoda che aveva assunto è perfetta per la comodità fisica rispetto a qualsiasi altra. L’esercizio non presenterà più problemi e quando assumerà il proprio Asana avrà la sensazione che la forza di gravità allenti la sua pressione e il corpo entri in una condizione di piacevole e calda leggerezza senza più inviare alcun messaggio che distragga la mente. Ovviamente i testi indù descrivono anche altri e più profondi risultati di questa pratica che si ottengono attraverso una costante applicazione e riflessione sull’Asana e di cui è bene prendere conoscenza direttamente da un insegnate qualificato. Raggiunta la condizione di Asana l’apprendista yogin è pronto ad affrontare il Prânayâma, di cui tratteremo nella prossima edizione, un metodo per gestire e placare le emozioni e gli appetiti e per controllare e regolare le funzioni del corpo.

I grandi Classici dello Yoga

YOGA SUTRA
GLI AFORISMI DELLO YOGA di PATANJALI
Versione e commento di WILLIAM QUAN JUDGE

LIBRO I
La Concentrazione o Yoga (1)

4 - Nei momenti in cui non c’è concentrazione, l’anima assume la stessa forma della modificazione della mente.
Questo si riferisce alla condizione dell’anima nella vita ordinaria quando non è praticata la concentrazione e significa che allorquando la mente, l’organo interiore, è influenzata o modificata attraverso i sensi dalla forma di qualche oggetto, anche l’anima – che percepisce l’oggetto attraverso il proprio organo, la mente – si trova, per così dire, mutata in quella stessa forma, così come una statua di marmo, bianca come la neve, osservata sotto una luce cremisi, appare di questo colore allo spettatore e così rimane per gli organi visivi, durante tutto il tempo che questa luce colorata la illumina.
5 - Le modificazioni della mente sono di cinque specie ed esse sono dolorose e non dolorose.

6 - Esse sono: la Conoscenza Corretta, la Concezione Errata, la Fantasia, il Sonno e la Memoria.

7 - La Conoscenza corretta risulta dalla Percezione, dalla Deduzione e dalla Testimonianza.

8 - La Concezione Errata è una Falsa Nozione derivante da una mancanza di Conoscenza Corretta.

9 - La Fantasia è una nozione priva di ogni base reale, che si sviluppa da una conoscenza suggerita da delle parole.

Esempi sono i concetti: "le corna della lepre" e "la testa di Rahu". Uno che senta l’espressione "la testa di Rahu", immagina naturalmente che ci sia un Rahu che possegga questa testa, mentre questo mitico mostro che, si dice, causi le eclissi ingoiando il sole, è formato solo da una testa ed è privo di corpo. E, sebbene si usi di frequente l’espressione "le corna della lepre", è arcinoto che non esiste nulla di simile in natura. Nella stessa maniera molte persone continuano a parlare del "levare" e del "calare" del sole, benché esse si attengano alla teoria contraria.
10. Il Sonno è quella modificazione della mente che si produce quando quest’ultima abbandona tutti gli oggetti per il fatto che tutti i sensi e le facoltà di veglia cadono nell’inattività.

(1)La divisione Argomentativa di questa meditazione è una riflessione su di un soggetto argomentando sulla sua natura paragonata con qualcos’altro, come ad esempio il problema se la mente è il prodotto della materia o se precede la materia.

(segue nel prossimo numero)