sabato 20 dicembre 2008

BUONE FESTE


L’anno volge al termine, le notti sono sempre più lunghe, il freddo e le intemperie ci fanno compagnia ogni giorno. Eppure questo periodo è sempre stato celebrato dagli uomini di tutte le epoche in modo festoso, perché è proprio da questo buio che la luce rinasce. Yule (il Solstizio d’Inverno), è insieme festa di morte, trasformazione e rinascita. Il Re Oscuro, il Vecchio Sole, muore e si trasforma nel Sole Bambino che rinasce dall'utero della Dea. Questo processo avviene anche dentro di noi quindi:
Auguri a tutti.

Accademia Pentalpha

La via dello Yoga


Entrare nello stato di coscienza yogica significa riuscire a spostare il punto di osservazione - attenzione dal mondo esterno verso l’interno. Si comincia osservando (con gli occhi della mente), il respiro che ci conduce dentro il nostro corpo, ed una volta acquisita la dimestichezza ad orientare i nostri sensi verso l’interno, ci poniamo all’ascolto della misteriosa vita dei nostri organi. Lentamente diventiamo sempre più consapevoli dei loro micromovimenti, modificazioni e variazioni di temperatura, fino al momento in cui riusciamo a percepirli distintamente acquisendo consapevolezza e capacità di controllo ed azione su tutta la nostra vita neuro-vegetativa (circolazione, peristalsi, variazioni bioelettriche etc.), potendo così agire efficacemente sui nostri disturbi. Ma questo è solo l’aspetto fisico dello yoga, l’unico che gran parte della nostra civiltà riesce a concepire, di poca importanza per la cultura yogica tradizionale che, mira oltre al corpo a realizzare le condizioni necessarie per diventare acuti osservatori della nostra vita psichica interiore nei suoi sottili processi e nelle sue risonanze con le funzioni del nostro corpo. Lo yoga ci offre gli strumenti di una Scienza millenaria per affrontare il profondo mare del nostro inconscio, portandoci nel tempo a conquistare quel che possiamo definire come “il mondo della mente umana”, rendendoci conto che è un mondo infinitamente più vasto e potente di quello fisico che ne è da esso governato; dunque, sapendo agire sul mondo psichico, possiamo produrre cambiamenti significativi nella nostra sfera psichica e influire potentemente sul nostro corpo. Ma questa scienza antica non si ferma a questi già straordinari risultati e ci offre un mondo con un superiore livello di reintegrazione. L’accesso a tale mondo implica l’abbandono della individualità umana attraverso l’espansione costante della coscienza, sino a comprendere la totalità della “grande mente cosmica” (Mahat), accedendo cosi all’origine stessa di ogni potere: la natura (Shakti). Ma anche questo stato di coscienza superiore deve essere superato da chi vuol accedere al “mondo della mente divina” e cogliere la propria essenza immortale nei paradisi (Para - desha ovvero luogo alto) di Bramhan, lo spirito supremo. Questo mondo implica uno stato di coscienza infinitamente superiore ai precedenti e ci consente di comprendere ed agire sulle cause prime di tutte le cose. A questo punto sembra finito qui il percorso, e lo è, per chi si vuole fermare, ma chi volesse osare e guardare ancora più in alto avrebbe davanti l’ultimo, il vero ed unico mondo considerato dagli yoghi effettivamente reale: “il mondo incommensurabile”. L’unico stato che ci consente di ottenere la “liberazione” (Moksha) secondo la tradizione indù dai cicli di esistenza (Samsara) legati inevitabilmente ai tre stati menzionati precedentemente. Questa condizione oltrepassa l’esistenza stessa e non può essere descritta, ma solo indicata. Da tutto ciò comprendiamo che lo Yoga non è nella sua essenza quella sorta di ginnastica psico-fisica e salutistica che tanti ci propongono, ma una Scienza che studia le modalità dell’evoluzione, della salvezza e della liberazione della nostra anima.


Emilio Russo

Testi storici e filosofici dello Yoga.


III puntata
YOGA SUTRA


Il Prânayâma
(a cura di Ruber Rivali)

Proseguiamo la nostra analisi delle tappe indicate dallo Yoga Sutra con il Prânayâma.
La parola Prânayâma è composta da due radici: prana + ayama. Prana significa vita come unità – calore – movimento, dunque la forza motrice dell’esistenza. La parola ayama significa controllo, lunghezza, espansione, per cui la pratica del Prânayâma implica il controllo e l’espansione della forza vitale.
Questa forza vitale si estende e permea ogni dimensione dell’esistenza, ma gli esseri umani la percepiscono principalmente nella vita della loro psiche che è costituita dai sentimenti, dalle emozioni, le passioni, gli istinti, le pulsioni, gli ideali, i pensieri, gli attaccamenti, gli affetti, i bisogni. Per cui, il Prânayâma è usato principalmente per calmare le turbe della nostra psiche che alterano la regolarità delle nostre funzioni corporee, offuscano e rendono caotici i nostri pensieri, impedendoci la concentrazione diretta e limpida su un unico pensiero, premessa indispensabile per raggiungere i più alti risultati nello Yoga .
Il Prânayâma si serve principalmente del respiro come mezzo per regolare i ritmi di ogni nostra funzione sia fisica che psichica in un'unica grande armonia che annulla ogni tensione emotiva e tiene lontana ogni malattia. Infatti, velocissimi sono i benefici che gli allievi ottengono attraverso le varie tecniche di controllo del respiro che il Prânayâma offre soprattutto sugli stati ansiosi, sui disturbi digestivi, sul potere immunitario, sull’affaticamento cardiaco e sulla pacificazione delle nostre tensioni emotive.
Ovviamente essendo lo Yoga una scienza che mira alla scoperta, realizzazione e salvezza della nostra anima, “ri-legandola” allo Spirito Assoluto, fonte primaria di ogni manifestazione, le pratiche di Prânayâma non si fermano semplicemente alla nostra salute ed integrità psico-fisica, ma forniscono il metodo attraverso il quale la forza vitale può essere espansa oltre i confini dello stato di esistenza normale di un essere umano, ottenendo così stati sempre più elevati di potenza vitale che aumentano la nostra Vîrya (capacità-forza che ha a disposizione l’uomo per innalzarsi alle sfere di coscienza superiori, Chakra o Vritti) a condurci verso le mete supreme dello Yoga.

I grandi Classici dello Yoga

YOGA SUTRA
GLI AFORISMI DELLO YOGA di PATANJALI
Versione e commento di WILLIAM QUAN JUDGE

LIBRO I
La Concentrazione o Yoga (1)

11. La Memoria è il non abbandono di un oggetto di cui si è divenuti coscienti.

12. L’impedimento delle modificazioni della mente summenzionato, deve essere ottenuto per mezzo dell’Esercizio e del Non-Attaccamento.

13. L’Esercizio è lo sforzo continuo, o ripetuto, di mantenere la mente nel suo stato di calma.

Questo significa che per ottenere la concentrazione dobbiamo continuamente compiere degli sforzi per acquisire quel controllo sulla mente che ci permetterà in un momento qualsiasi, quando ciò ci sembri necessario, di ridurla ad una condizione di immobilità o di allocarla su di un punto unico escludendo tutto il resto.

14. Questo esercizio consiste in uno stabile atteggiamento osservato considerando il fine in vista e mantenuto con perseveranza e senza interruzione per un certo periodo di tempo.
Da ciò, lo studente non deve concludere che non potrà mai acquisire la concentrazione se non le avrà dedicato ogni istante della sua vita. Le parole "senza interruzione" si applicano solo alla durata di tempo ch è stato riservato per questa pratica.

15. Il Non-Attaccamento consiste nell’aver vinto i propri desideri.
Ecco la realizzazione di una condizione di esistenza nella quale la coscienza non è influenzata dalle passioni, dai desideri e dalle ambizioni, che contribuiscono a modificare la mente.

16. Il Non-Attaccamento, spinto all’estremo, è il distacco da tutto eccetto che dall’anima, e questo distacco proviene da una conoscenza dell’anima come qualcosa di completamente diverso da tutto il resto.


(1)La divisione Argomentativa di questa meditazione è una riflessione su di un soggetto argomentando sulla sua natura paragonata con qualcos’altro, come ad esempio il problema se la mente è il prodotto della materia o se precede la materia.

(segue nel prossimo numero)