
Entrare nello stato di coscienza yogica significa riuscire a spostare il punto di osservazione - attenzione dal mondo esterno verso l’interno. Si comincia osservando (con gli occhi della mente), il respiro che ci conduce dentro il nostro corpo, ed una volta acquisita la dimestichezza ad orientare i nostri sensi verso l’interno, ci poniamo all’ascolto della misteriosa vita dei nostri organi. Lentamente diventiamo sempre più consapevoli dei loro micromovimenti, modificazioni e variazioni di temperatura, fino al momento in cui riusciamo a percepirli distintamente acquisendo consapevolezza e capacità di controllo ed azione su tutta la nostra vita neuro-vegetativa (circolazione, peristalsi, variazioni bioelettriche etc.), potendo così agire efficacemente sui nostri disturbi. Ma questo è solo l’aspetto fisico dello yoga, l’unico che gran parte della nostra civiltà riesce a concepire, di poca importanza per la cultura yogica tradizionale che, mira oltre al corpo a realizzare le condizioni necessarie per diventare acuti osservatori della nostra vita psichica interiore nei suoi sottili processi e nelle sue risonanze con le funzioni del nostro corpo. Lo yoga ci offre gli strumenti di una Scienza millenaria per affrontare il profondo mare del nostro inconscio, portandoci nel tempo a conquistare quel che possiamo definire come “il mondo della mente umana”, rendendoci conto che è un mondo infinitamente più vasto e potente di quello fisico che ne è da esso governato; dunque, sapendo agire sul mondo psichico, possiamo produrre cambiamenti significativi nella nostra sfera psichica e influire potentemente sul nostro corpo. Ma questa scienza antica non si ferma a questi già straordinari risultati e ci offre un mondo con un superiore livello di reintegrazione. L’accesso a tale mondo implica l’abbandono della individualità umana attraverso l’espansione costante della coscienza, sino a comprendere la totalità della “grande mente cosmica” (Mahat), accedendo cosi all’origine stessa di ogni potere: la natura (Shakti). Ma anche questo stato di coscienza superiore deve essere superato da chi vuol accedere al “mondo della mente divina” e cogliere la propria essenza immortale nei paradisi (Para - desha ovvero luogo alto) di Bramhan, lo spirito supremo. Questo mondo implica uno stato di coscienza infinitamente superiore ai precedenti e ci consente di comprendere ed agire sulle cause prime di tutte le cose. A questo punto sembra finito qui il percorso, e lo è, per chi si vuole fermare, ma chi volesse osare e guardare ancora più in alto avrebbe davanti l’ultimo, il vero ed unico mondo considerato dagli yoghi effettivamente reale: “il mondo incommensurabile”. L’unico stato che ci consente di ottenere la “liberazione” (Moksha) secondo la tradizione indù dai cicli di esistenza (Samsara) legati inevitabilmente ai tre stati menzionati precedentemente. Questa condizione oltrepassa l’esistenza stessa e non può essere descritta, ma solo indicata. Da tutto ciò comprendiamo che lo Yoga non è nella sua essenza quella sorta di ginnastica psico-fisica e salutistica che tanti ci propongono, ma una Scienza che studia le modalità dell’evoluzione, della salvezza e della liberazione della nostra anima.
Emilio Russo

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