mercoledì 11 febbraio 2009

24 Febbraio 391 d.C.


Questa è la data in cui, a seguito di un editto di Teodosio I, venne spento a Roma il Sacro Fuoco nel Tempio di Vesta, e fu solo il primo di molti altri fuochi sacri spenti in tutta Europa. Ferdinand Gregorovius descrive così la scena finale, all'ingresso di Teodosio in Roma:
« I cristiani di Roma trionfavano. La loro tracotanza arrivò al punto, lamenta Zosimo, che Serena, sposa di Stilicone, entrata nel tempio di Rea, prese dal collo della dea la preziosa collana e se la cinse. Assistendo a questa profanazione, l'ultima vestale versò lacrime disperate e lanciò su Serena e su tutta la sua discendenza una maledizione che non andò perduta. ».
Quel fuoco ardeva a Roma dalla fondazione della città, e ne rappresentava l’anima eterna. Il suo spegnimento è un segno della cecità di ogni tipo di intolleranza.
Per questo motivo noi proponiamo, al di là e nel rispetto di ogni personale convinzione religiosa, di riaccendere quel fuoco nello stesso giorno in cui è stato spento. Rianimiamo il cuore della nostra città e rendiamola di nuovo eterna.


Accademia Pentalpha

I Chakra



Il concetto di Chakra è tra i più fraintesi, banalizzati e grottescamente abusati nel mondo delle discipline olistiche.
Innanzi tutto, bisogna dire che essi costituiscono una realtà simbolica che rimanda a stati di coscienza superiore e non una realtà fisica o energetica Infatti se apriamo un corpo non troviamo i Chakra ma organi, budella, sangue, umori ecc., né corrispondono, come molta letteratura pseudo-scientifica scrive, a plessi nervosi o ghiandole endocrine, né se guardiamo con il più potente microscopio troviamo questi vortici di energia elettrica – atomica – termica o di qualsiasi altro tipo.
In poche parole i Chakra non appartengono ad una realtà misurabile con i sensi umani o con qualsiasi altro mezzo fisico. Sono stati di coscienza superiore, ossia “Mondi” che si raggiungono attraverso l’evoluzione della nostra anima e sono visti e fruiti solo da essa. È importante comprendere che la filosofia cosmogonica indiana, il Samkhia, afferma (concetto presente anche in molte tradizioni filosofiche occidentali) l’esistenza di una relazione di risonanza tra il mondo invisibile e il mondo visibile, così come tra l’Uomo (microcosmo) e l’Universo visibile (macrocosmo) e che ogni movimento che viene prodotto nei mondi dell’Anima e dello Spirito fa vibrare, muove, attiva parti corrispondenti, così come gli stati emotivi della nostra psiche influenzano il funzionamento fisiologico del nostro corpo. Tutto è correlato e questa correlazione ha alla base la “legge della simpatia universale” sperimentabile allorché facendo vibrare la corda di uno strumento si mettono a vibrare le corde di tutti gli altri strumenti accordati sulla stessa nota. Dunque stando a questo principio di analogia un’azione nel mondo microcosmico produce un effetto nell’universo fisico e nei mondi invisibili e viceversa.
Seguendo questo principio comprendiamo che possiamo collocare i sei Chakra oltre che nell’universo anche nel corpo umano in corrispondenza di zone di risonanza e analogia con delle rispettive sfere di coscienza superiore.
Uno dei più autorevoli testi indiani lo “Shat Chakra Nirupana” individua nel corpo sei campi (Kshetra) di riverberazione più due protochakra (il punto o Bindu e il cerchio o corona). Altre tradizioni valide (molto poche) hanno sistemi con differenti
mappature topografiche e funzionali nel microcosmo dipendenti dal diverso punto di osservazione con cui hanno avuto esperienza dei mondi invisibili. La validità di un sistema che indaga le modalità di accesso a stati di coscienza allargati è data dalla possibilità di una lucida e razionale esperibilità dei diversi stati fino al riassorbimento cosciente ed identificazione con il principio unico origine di ogni realtà, scopo principale dello Yoga. Detto ciò vediamo schiudersi un mondo di simboli vivi collegati su ogni piano ed interagenti tramite il principio dell’analogia.
Nei prossimi numeri analizzeremo i Chakra secondo la tradizione indiana più autorevole che li individua nel macrocosmo con i cerchi che formano le orbite dei pianeti simbolo appunto delle sfere di coscienza superiore che diventano sempre più ampie (potenti e ricche) quanto più ci si allontana dalla Terra e li riconverte nello Kshudra Brahmanda (il piccolo uovo cosmico) che avvolge sul piano sottile* il nostro corpo fisico e lo influenza.

* che appunto non è misurabile e pesabile così come la sfera del sogno.

Emilio Russo

Testi storici e filosofici dello Yoga.


YOGA SUTRA

Il Pratyara.
(a cura di Ruber Rivali)

Pratyara è la pratica yogica che si pone lo scopo di analizzare il piano mentale dell’uomo e realizzare il potere di inibire qualsiasi pensiero.
L’Asana, il Prânayâma, Yama e Niama, il Mantra sono tutte pratiche che riguardano il corpo fisico, Pratyara si rivolge al piano puramente mentale e implica un’acutissima e profonda capacità di introspezione ed attenzione cosciente tale da riuscire ad individuare i movimenti sottili che sottendono al nascere di ogni pensiero. Ci si accorge che come si è osservato accuratamente il corpo, lo si è riscontrato incredibilmente irrequieto e dolorante, osservando la mente ci accorgiamo che è ancora di più irrequieta e dolorante. I pensieri si affastellano, si intrecciano e si scontrano l’uno contro l’altro come un enorme groviglio di serpenti inferociti e ci accorgiamo che succhiano costantemente la nostra forza vitale e avvolgono il nostro corpo. Risalire alla percezione del loro originarsi è un’impresa ardua e degna di un eroe.
Infatti è sbalorditiva la persistenza con cui un pensiero oppure una serie di pensieri tornano alla mente e tanto più ti affatichi a sopprimerli quanto più potenti risorgono come le teste dell’Idra di Lerna.
Inoltre cimentandosi in questa pratica ci si accorge come il pensiero sia l’origine della nostra micro realtà e che l’Universo è composto di idee.
L’ottenimento del successo è preceduto da uno stato di leggerezza assoluto in cui ci si accorge di avere il potere di non far originare alcun pensiero o di far nascere solo quelli che desideriamo. Il passo successivo a questa difficile indagine e controllo sui nostri pensieri è la pratica del Dharana, ossia il tentativo di orientare la mente su un unico pensiero, che descriveremo nel prossimo numero.

I grandi Classici dello Yoga

YOGA SUTRA
GLI AFORISMI DELLO YOGA di PATANJALI
Versione e commento di WILLIAM QUAN JUDGE

LIBRO I
La Concentrazione o Yoga (1)

20. Nella pratica di coloro che sono, o potrebbero essere, capaci di discernimento in ciò che concerne lo spirito puro, la meditazione è preceduta da Fede, Energia, Attenzione fissa (su di un punto unico) e Discernimento, o discriminazione completa di ciò che deve essere conosciuto.
Il commentatore fa qui rilevare che "in colui che possiede la Fede sorge l’Energia o la costanza nella meditazione. Così perseverando, scaturisce la memoria dei soggetti passati e la sua mente viene assorbita nella considerazione attenta generata dal ricordo del soggetto e colui la cui mente è immersa nella meditazione giunge ad un totale discernimento della cosa che considera".

21. Lo stato di meditazione astratta è raggiunto rapidamente dall’individuo animato da una energia indomabile.(3)

22. Seguendo la natura moderata, intermedia o trascendente dei metodi adottati, c’è una distinzione da fare tra coloro che praticano lo Yoga.

23. Lo stato di meditazione astratta può essere ottenuto attraverso una profonda devozione verso lo Spirito Supremo, considerato nella sua manifestazione comprensibile, come Ishwara.
É stato detto che questa profonda devozione è uno dei mezzi fondamentali per ottenere la meditazione astratta ed i suoi risultati. "Ishwara" è lo Spirito nel corpo.

24. Ishwara è lo spirito che non è toccato dai turbamenti, dalle azioni, dai frutti di queste e neppure dai desideri.

25. In Ishwara l’onniscienza che nell’uomo non esiste in germe, diviene infinita.

26. Ishwara è il precettore di tutti, perfino dei primi esseri creati, perché Egli non è limitato dal tempo.

27. Il suo nome è OM.


(1)La divisione Argomentativa di questa meditazione è una riflessione su di un soggetto argomentando sulla sua natura paragonata con qualcos’altro, come ad esempio il problema se la mente è il prodotto della materia o se precede la materia.

(segue nel prossimo numero)

I grandi Classici dello Yoga

YOGA SUTRA
GLI AFORISMI DELLO YOGA di PATANJALI
Versione e commento di WILLIAM QUAN JUDGE
LIBRO I
La Concentrazione o Yoga (1)

17. Esiste un tipo di meditazione, definito "meditazione con conoscenza chiara", che è di carattere quadruplice in ragione di quattro modi distinti: Argomentazione, Deliberazione, Beatitudine e Percezione Egoica.
Il genere di meditazione di cui si tratta consiste in una riflessione nella quale la natura del soggetto da considerare è ben conosciuta, senza dubbi né errori, e si traduce in una conoscenza distinta che esclude tutte le altre modificazioni della mente, tranne il soggetto che è stato scelto per tale riflessione.

(1) La divisione Argomentativa di questa meditazione è una riflessione su di un soggetto argomentando sulla sua natura paragonata con qualcos’altro, come ad esempio il problema se la mente è il prodotto della materia o se precede la materia.
(2) La divisione Deliberativa consiste in una riflessione che ha per fine la scoperta dell’origine e del campo di azione dei sensi più sottili e della mente.
(3) La condizione di Beatitudine è quella in cui si riflette sui più alti poteri della mente e sulla verità astratta.
(4) La divisione relativa all’Ego è quella in cui la meditazione giunge ad una tale profondità che tutti i soggetti od oggetti inferiori sono persi di vista e non resta nient’altro che la percezione cosciente di sé, il quale diventa allora un mezzo per pervenire a dei gradi più alti di meditazione.
Il risultato del raggiungimento del quarto grado, chiamato percezione Egoica, è la chiara consapevolezza che l’oggetto o il soggetto con cui la meditazione era cominciata è scomparso e che è rimasta solo la coscienza di sé; ma questa coscienza di sé non include affatto la coscienza dell’Assoluto o dell’Anima Suprema.

18. La meditazione sopra descritta è preceduta dall’esercizio del pensiero senza argomentazione. Un altro genere di meditazione si attua nella forma di una autogenerazione del pensiero dopo la scomparsa di tutti gli oggetti dal campo della mente.

19. La condizione di meditazione ottenuta da coloro il cui discernimento non giunge fino allo spirito puro, dipende dal mondo fenomenico.

(1)La divisione Argomentativa di questa meditazione è una riflessione su di un soggetto argomentando sulla sua natura paragonata con qualcos’altro, come ad esempio il problema se la mente è il prodotto della materia o se precede la materia.

(segue nel prossimo numero)