giovedì 12 marzo 2009

8 Marzo “Festa della Donna”



Per questa occasione vogliamo raccontare la storia di Ipazia, una donna, una martire per la libertà del pensiero.
Ipazia nasce ad Alessandria d’Egitto nel 370 d.c. studia l'astronomia, la matematica, la filosofia e sebbene donna e pagana, insegna.
È l’inventrice dell’astrolabio e del planisfero. Ottiene rispetto per la sua sapienza e tra i suoi allievi c’è anche Sinesio di Cirene, vescovo di Tolemaide.
L’8 marzo del 415, per ordine di san Cirillo di Alessandria, un gruppo di cristiani fanatici la sorprende mentre torna a casa, la tira giù dalla lettiga, la trascina nella chiesa costruita sul Cesareion e lì la uccide in modo brutale, scorticandola viva fino alle ossa (Secondo alcune fonti utilizzando ostrakois gusci di ostriche), e trascinandone i resti in un luogo detto Cinarion, dove vengono bruciati.
Ci piace ricordarla con le parole del poeta pagano Pallada:


« Quando ti vedo mi prostro, davanti a te e
alle tue parole, vedendo la casa astrale della vergine,
infatti verso il cielo è rivolto ogni tuo atto Ipazia sacra,
bellezza della parola, astro
incontaminato della sapiente cultura. »

Accademia Pentalpha

Primo Chakra



Come scritto nel precedente numero procederemo all’esposizione dei sei Chakra secondo lo “Shat Chakra Nirupana”; testo che noi riteniamo fra le più autorevoli “rivelazioni” su questa via di conoscenza scritto da Shankara. Ovviamente abbiamo scelto di sintetizzare alcuni dei più importanti elementi di Muladhara (I Chakra) non potendo esporre la ricchezza filosofica e la profondità simbolica della “ rivelazione” dei Chakra ,cercando di essere il più possibile chiari, confidando che il lettore intuisca la meravigliosa vastità dell’argomento.
L’accesso al I Chakra implica da parte del Sadhaka (praticante) l’acquisizione del pensiero razionale perfetto ossia della saggezza. Questa acquisizione ci conduce alla morte mistica dello stato di coscienza terreno e ci permette l’accesso al “mondo della Luna” il più basso dei “mondi” superiori. Ricordiamoci, come detto nel precedente numero, che la Luna e la sua orbita non sono il I Chakra ma i simboli nel Macrocosmo (Universo fisico) che evocano e risuonano con lo stato di superiore di coscienza del Muladhara. Possiamo riscontrare il legame della Luna con il pensiero notando come da sempre è collegata, nella tradizione e nella letteratura, all’instabilità mentale (essere lunatici) e nello stesso tempo alla saggezza; ricordiamoci che quando Orlando impazzì Astolfo andò a recuperare il suo senno nella parte occulta della Luna ossia quella rivolta verso il Sole (lo Spirito).
Dunque conquistare la Luna significa conquistare la saggezza sulla natura terrena, distaccandosene e comprendendone perfettamente i meccanismi. La Luna è dunque la Terra del pensiero ossia della parte più pura della materia grossolana e il suo rappresentante è l’oro, inteso come il prodotto più nobile e puro della terra, infatti uno dei colori che rappresenta il I Chakra è il giallo, ma anche l’ocra, il bruno, la terra rossa, la terra verde.
Lo Yantra (supporto – figura geometrica che serve alla meditazione) invece è un quadrato giallo che indica, appunto, un pensiero quadrato ossia perfettamente equilibrato.
I Petali sono quattro come le dimensioni cardinali fondamento imprescindibile di ogni movimento fisico, psichico e spirituale, e sono rossi poiché rappresentano il Fuoco (Tejas) dell’ispirazione ad elevarsi di cui deve essere pervaso il pensiero di ogni “Vira” ossia l’Eroe che possiede la Virya, la capacità di innalzarsi ai Chakra e conquistarli scontrandosi con tutte le forze della natura rappresentate in questa sfera dalla Divinità chiamata Dakini che trafiggendo con la lancia, tagliando con la spada, terrorizzando con il bastone sormontato dal teschio e suggendo il sangue con la coppa distrugge i legami terreni che ottundono il Sadhaka che dovrà essere capace di resistere ad ogni suo assalto. Se l’eroe avrà avuto la Virya sufficiente a domare la Dakini essa lo premierà permettendogli l’accesso alla via degli Dei (Deva Yana) ossia all’ascesa dei Chakra.
Infatti sulla parte nascosta della Luna si trova Brahma il Creatore di Kundalini - Shakti e da lui promana la rivelazione, ossia la saggezza che prende forma sensibile nei testi sacri come i Veda e tutte le altre rivelazioni. Egli ci appare come un fanciullo che allontana ogni paura, totalmente puro, dispensatore di immortalità (Amrita) e in possesso di Shuddha Buddhi, purissima intelligenza superiore, qualità che acquisisce l’eroe che conquista la Luna.
Comprendiamo dunque che la Dakini è la potenza con cui Brahma bambino, signore del primo Chakra, permette di risvegliare Kundalini, la potenza di ascesa, che dorme nell’aspirante eroe. Infatti l’aspetto terrorizzante e gli strumenti affilati della Dakini permettono di temperare l’aspirante puro e respingono coloro che non hanno la qualificazione (Adhikara).


Emilio Russo

Testi storici e filosofici dello Yoga.


YOGA SUTRA

Dharana
(a cura di Ruber Rivali)

Avendo appreso con il Pratyara ad osservare la mente, possiamo adesso concentrare tutta la nostra forza su di un unico oggetto.
La difficoltà della pratica del Dharana è enorme, infatti nel momento stesso in cui visualizziamo una sola immagine con tutta la nostra forza di volontà, non riusciamo a tenere la mente fissa su di essa per qualche minuto e neanche per qualche secondo inquanto l’oggetto della nostra attenzione, ad esempio un quadrato, comincerà a cambiare forma si allungherà, si allontanerà, si schiaccerà, muterà colore, emergeranno da esso altre immagini e noi saremo invasi da ogni tipo di pensiero e fantasticheria che possono distoglire l’attenzione.
L’allievo è messo a dura prova e solo un’infaticabile costanza gli permette di fare progressi che saranno lenti poiché è proprio quando migliorano la durata dell’attenzione e la precisione che emergono sempre più dettagli da correggere divenendo la pratica tediosa e snervante.
Ma è nei momenti di maggiore sconforto che bisogna eroicamente insistere, e già quando si arriva ad una mezz’ora di pratica con qualche decina di interruzioni si è a buon punto e cominciano a verificarsi dei fenomeni interessanti; uno dei quali è dimenticarsi completamente di se stessi nella contemplazione dell’oggetto.
È l’inizio del successo! Insistendo tenacemente si arriverà a poter meditare per due o tre ore al giorno e lì avendo la percezione che qualcosa di straordinario stia accadendo si passerà alla fase successiva: Dhyana che illustreremo nel prossimo numero.

I grandi Classici dello Yoga

YOGA SUTRA
GLI AFORISMI DELLO YOGA di PATANJALI
Versione e commento di WILLIAM QUAN JUDGE

LIBRO I
La Concentrazione o Yoga (1)

28. La ripetizione di questo nome dovrebbe essere fatta riflettendo sul suo significato.
OM è la prima lettera dell’alfabeto sanscrito. La sua pronunzia comprende tre suoni, di cui un O lunga (Au), una U breve e la "pausa" ovvero la consonante labiale M. A questa triplice natura si ricollega un profondo significato mistico e simbolico. Essa esprime tre qualità distinte per quanto unite: Brahma, Vishnu e Siva, ovvero Creazione, Preservazione e Distruzione. Considerata nell’insieme essa implica "l’Universo". Nella sua applicazione all’uomo au si riferisce alla scintilla dello Spirito Divino che si trova nell’umanità; u al corpo attraverso il quale lo Spirito si manifesta; m alla morte del corpo ossia alla scomposizione nei suoi elementi materiali. In rapporto ai cicli che interessano ogni sistema planetario, essa implica in primo luogo lo Spirito, rappresentato da au, come base dei mondi manifestati, poi il corpo o materia manifestata, attraverso cui opera lo Spirito, rappresentata dalla u; ed infine, rappresentato dalla m, "l’arresto o il ritorno del suono alla sua sorgente", il Pralaya o la Dissoluzione dei mondi. Nell’occultismo pratico questa parola è messa in rapporto con il Suono o con la Vibrazione e con tutte le proprietà e gli effetti che ne derivano, essendo questo uno dei più grandi poteri della natura. Se si usa questa parola nella disciplina pratica, la sua pronunzia, a mezzo dei polmoni e della gola, produce un effetto particolare sul corpo umano. Nell’Aforisma 28 questo nome è impiegato nel suo significato più alto il quale include necessariamente tutti gli altri. La pronunzia della parola Om in tutte le pratiche della disciplina, ha un rapporto potenziale con la separazione cosciente dell’anima dal corpo.

29. Da questa ripetizione e dalla riflessione sul suo significato, provengono una conoscenza dello Spirito e la scomparsa degli ostacoli che si oppongono alla realizzazione del fine cercato.

30. Gli ostacoli sul cammino di colui che desidera ottenere la concentrazione sono: la Malattia, la Stanchezza, il Dubbio, la Negligenza, la Pigrizia, l’Attaccamento agli oggetti dei sensi, la Percezione Errata, l’Incapacità di raggiungere una qualsiasi condizione di astrazione e l’Instabilità in ogni condizione ottenuta.

31. Questi ostacoli sono accompagnati da sofferenza, da angoscia, da tremore e da respirazione affannosa.

32. Per prevenire tutti questi è necessario rimanere con fermezza su di una sola verità.
Qui s’intende ogni verità che si è accettata e che si è riconosciuta come tale.

(1)La divisione Argomentativa di questa meditazione è una riflessione su di un soggetto argomentando sulla sua natura paragonata con qualcos’altro, come ad esempio il problema se la mente è il prodotto della materia o se precede la materia.

(segue nel prossimo numero)