giovedì 12 marzo 2009

Testi storici e filosofici dello Yoga.


YOGA SUTRA

Dharana
(a cura di Ruber Rivali)

Avendo appreso con il Pratyara ad osservare la mente, possiamo adesso concentrare tutta la nostra forza su di un unico oggetto.
La difficoltà della pratica del Dharana è enorme, infatti nel momento stesso in cui visualizziamo una sola immagine con tutta la nostra forza di volontà, non riusciamo a tenere la mente fissa su di essa per qualche minuto e neanche per qualche secondo inquanto l’oggetto della nostra attenzione, ad esempio un quadrato, comincerà a cambiare forma si allungherà, si allontanerà, si schiaccerà, muterà colore, emergeranno da esso altre immagini e noi saremo invasi da ogni tipo di pensiero e fantasticheria che possono distoglire l’attenzione.
L’allievo è messo a dura prova e solo un’infaticabile costanza gli permette di fare progressi che saranno lenti poiché è proprio quando migliorano la durata dell’attenzione e la precisione che emergono sempre più dettagli da correggere divenendo la pratica tediosa e snervante.
Ma è nei momenti di maggiore sconforto che bisogna eroicamente insistere, e già quando si arriva ad una mezz’ora di pratica con qualche decina di interruzioni si è a buon punto e cominciano a verificarsi dei fenomeni interessanti; uno dei quali è dimenticarsi completamente di se stessi nella contemplazione dell’oggetto.
È l’inizio del successo! Insistendo tenacemente si arriverà a poter meditare per due o tre ore al giorno e lì avendo la percezione che qualcosa di straordinario stia accadendo si passerà alla fase successiva: Dhyana che illustreremo nel prossimo numero.

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