sabato 20 dicembre 2008

BUONE FESTE


L’anno volge al termine, le notti sono sempre più lunghe, il freddo e le intemperie ci fanno compagnia ogni giorno. Eppure questo periodo è sempre stato celebrato dagli uomini di tutte le epoche in modo festoso, perché è proprio da questo buio che la luce rinasce. Yule (il Solstizio d’Inverno), è insieme festa di morte, trasformazione e rinascita. Il Re Oscuro, il Vecchio Sole, muore e si trasforma nel Sole Bambino che rinasce dall'utero della Dea. Questo processo avviene anche dentro di noi quindi:
Auguri a tutti.

Accademia Pentalpha

La via dello Yoga


Entrare nello stato di coscienza yogica significa riuscire a spostare il punto di osservazione - attenzione dal mondo esterno verso l’interno. Si comincia osservando (con gli occhi della mente), il respiro che ci conduce dentro il nostro corpo, ed una volta acquisita la dimestichezza ad orientare i nostri sensi verso l’interno, ci poniamo all’ascolto della misteriosa vita dei nostri organi. Lentamente diventiamo sempre più consapevoli dei loro micromovimenti, modificazioni e variazioni di temperatura, fino al momento in cui riusciamo a percepirli distintamente acquisendo consapevolezza e capacità di controllo ed azione su tutta la nostra vita neuro-vegetativa (circolazione, peristalsi, variazioni bioelettriche etc.), potendo così agire efficacemente sui nostri disturbi. Ma questo è solo l’aspetto fisico dello yoga, l’unico che gran parte della nostra civiltà riesce a concepire, di poca importanza per la cultura yogica tradizionale che, mira oltre al corpo a realizzare le condizioni necessarie per diventare acuti osservatori della nostra vita psichica interiore nei suoi sottili processi e nelle sue risonanze con le funzioni del nostro corpo. Lo yoga ci offre gli strumenti di una Scienza millenaria per affrontare il profondo mare del nostro inconscio, portandoci nel tempo a conquistare quel che possiamo definire come “il mondo della mente umana”, rendendoci conto che è un mondo infinitamente più vasto e potente di quello fisico che ne è da esso governato; dunque, sapendo agire sul mondo psichico, possiamo produrre cambiamenti significativi nella nostra sfera psichica e influire potentemente sul nostro corpo. Ma questa scienza antica non si ferma a questi già straordinari risultati e ci offre un mondo con un superiore livello di reintegrazione. L’accesso a tale mondo implica l’abbandono della individualità umana attraverso l’espansione costante della coscienza, sino a comprendere la totalità della “grande mente cosmica” (Mahat), accedendo cosi all’origine stessa di ogni potere: la natura (Shakti). Ma anche questo stato di coscienza superiore deve essere superato da chi vuol accedere al “mondo della mente divina” e cogliere la propria essenza immortale nei paradisi (Para - desha ovvero luogo alto) di Bramhan, lo spirito supremo. Questo mondo implica uno stato di coscienza infinitamente superiore ai precedenti e ci consente di comprendere ed agire sulle cause prime di tutte le cose. A questo punto sembra finito qui il percorso, e lo è, per chi si vuole fermare, ma chi volesse osare e guardare ancora più in alto avrebbe davanti l’ultimo, il vero ed unico mondo considerato dagli yoghi effettivamente reale: “il mondo incommensurabile”. L’unico stato che ci consente di ottenere la “liberazione” (Moksha) secondo la tradizione indù dai cicli di esistenza (Samsara) legati inevitabilmente ai tre stati menzionati precedentemente. Questa condizione oltrepassa l’esistenza stessa e non può essere descritta, ma solo indicata. Da tutto ciò comprendiamo che lo Yoga non è nella sua essenza quella sorta di ginnastica psico-fisica e salutistica che tanti ci propongono, ma una Scienza che studia le modalità dell’evoluzione, della salvezza e della liberazione della nostra anima.


Emilio Russo

Testi storici e filosofici dello Yoga.


III puntata
YOGA SUTRA


Il Prânayâma
(a cura di Ruber Rivali)

Proseguiamo la nostra analisi delle tappe indicate dallo Yoga Sutra con il Prânayâma.
La parola Prânayâma è composta da due radici: prana + ayama. Prana significa vita come unità – calore – movimento, dunque la forza motrice dell’esistenza. La parola ayama significa controllo, lunghezza, espansione, per cui la pratica del Prânayâma implica il controllo e l’espansione della forza vitale.
Questa forza vitale si estende e permea ogni dimensione dell’esistenza, ma gli esseri umani la percepiscono principalmente nella vita della loro psiche che è costituita dai sentimenti, dalle emozioni, le passioni, gli istinti, le pulsioni, gli ideali, i pensieri, gli attaccamenti, gli affetti, i bisogni. Per cui, il Prânayâma è usato principalmente per calmare le turbe della nostra psiche che alterano la regolarità delle nostre funzioni corporee, offuscano e rendono caotici i nostri pensieri, impedendoci la concentrazione diretta e limpida su un unico pensiero, premessa indispensabile per raggiungere i più alti risultati nello Yoga .
Il Prânayâma si serve principalmente del respiro come mezzo per regolare i ritmi di ogni nostra funzione sia fisica che psichica in un'unica grande armonia che annulla ogni tensione emotiva e tiene lontana ogni malattia. Infatti, velocissimi sono i benefici che gli allievi ottengono attraverso le varie tecniche di controllo del respiro che il Prânayâma offre soprattutto sugli stati ansiosi, sui disturbi digestivi, sul potere immunitario, sull’affaticamento cardiaco e sulla pacificazione delle nostre tensioni emotive.
Ovviamente essendo lo Yoga una scienza che mira alla scoperta, realizzazione e salvezza della nostra anima, “ri-legandola” allo Spirito Assoluto, fonte primaria di ogni manifestazione, le pratiche di Prânayâma non si fermano semplicemente alla nostra salute ed integrità psico-fisica, ma forniscono il metodo attraverso il quale la forza vitale può essere espansa oltre i confini dello stato di esistenza normale di un essere umano, ottenendo così stati sempre più elevati di potenza vitale che aumentano la nostra Vîrya (capacità-forza che ha a disposizione l’uomo per innalzarsi alle sfere di coscienza superiori, Chakra o Vritti) a condurci verso le mete supreme dello Yoga.

I grandi Classici dello Yoga

YOGA SUTRA
GLI AFORISMI DELLO YOGA di PATANJALI
Versione e commento di WILLIAM QUAN JUDGE

LIBRO I
La Concentrazione o Yoga (1)

11. La Memoria è il non abbandono di un oggetto di cui si è divenuti coscienti.

12. L’impedimento delle modificazioni della mente summenzionato, deve essere ottenuto per mezzo dell’Esercizio e del Non-Attaccamento.

13. L’Esercizio è lo sforzo continuo, o ripetuto, di mantenere la mente nel suo stato di calma.

Questo significa che per ottenere la concentrazione dobbiamo continuamente compiere degli sforzi per acquisire quel controllo sulla mente che ci permetterà in un momento qualsiasi, quando ciò ci sembri necessario, di ridurla ad una condizione di immobilità o di allocarla su di un punto unico escludendo tutto il resto.

14. Questo esercizio consiste in uno stabile atteggiamento osservato considerando il fine in vista e mantenuto con perseveranza e senza interruzione per un certo periodo di tempo.
Da ciò, lo studente non deve concludere che non potrà mai acquisire la concentrazione se non le avrà dedicato ogni istante della sua vita. Le parole "senza interruzione" si applicano solo alla durata di tempo ch è stato riservato per questa pratica.

15. Il Non-Attaccamento consiste nell’aver vinto i propri desideri.
Ecco la realizzazione di una condizione di esistenza nella quale la coscienza non è influenzata dalle passioni, dai desideri e dalle ambizioni, che contribuiscono a modificare la mente.

16. Il Non-Attaccamento, spinto all’estremo, è il distacco da tutto eccetto che dall’anima, e questo distacco proviene da una conoscenza dell’anima come qualcosa di completamente diverso da tutto il resto.


(1)La divisione Argomentativa di questa meditazione è una riflessione su di un soggetto argomentando sulla sua natura paragonata con qualcos’altro, come ad esempio il problema se la mente è il prodotto della materia o se precede la materia.

(segue nel prossimo numero)

giovedì 30 ottobre 2008

Yoga ed Olismo

Salute e benessere secondo natura sono argomenti tornati in auge negli ultimi anni ed allora ecco nascere o forse è meglio dire rinascere nel pensiero di alcuni (ahi noi! ancora troppo pochi) il concetto di olismo.
Olismo, olistico ecc. deriva dal greco olos – tutto, e nel campo della salute sta a significare che l’Uomo non è una macchina scomponibile nelle sue varie parti (fegato, cuore, ecc.) ma è un insieme unico di mente e corpo. Quest’assunto implica un totale ribaltamento della visione sempre più specialistica della medicina moderna ed il conseguente recupero delle Antiche Tradizioni Mediche Orientali ed Occidentali e dello Yoga.
La nostra Accademia ha fatto per l’appunto dello studio sulle Antiche Tradizioni il perno centrale della propria attività formativa e dello Yoga la via preferenziale, verso il recupero del concetto di Unità dell’Uomo; infatti, fine primario dello Yoga è quello di ricondurre la mente all’interno di noi stessi fornendoci gli strumenti per ascoltare il nostro corpo (cosa non facile nella vita frenetica, caotica e completamente estroflessa delle moderne società). Proprio da quest’auto-ascolto parte il cammino verso quel tipo di benessere che possiamo definire “secondo natura”.

Roberta Martino

Prana il Colore della Vita


Unità - calore - movimento dunque “vita” questo è il significato letterale della parola “Prana”.
Le più antiche e raffinate Tradizioni citano una forza sottile, superiore, trascendente il mondo fisico che comprende tutte le cose, anima l’Universo e influenza lo stato di salute e la vita di tutti gli esseri.
L’esistenza di questa forza sottile universale è stata unanimemente percepita e riconosciuta nella sua realtà oggettiva dai grandi maestri e dalle grandi correnti spirituali di tutto il pianeta, anche se menzionata con nomi diversi. Ovviamente Prana è il nome con cui la chiamano gli Indiani, il popolo Cinese la chiama Qi, i Giapponesi invece Ki, i Polinesiani e gli Hawaiani la chiamano Mana, Ippocrate la chiamava Vis Mediatrix Naturae, mentre nei testi Ermetici è menzionata con il nome di Telesma, Galeno la chiamava Pneuma, gli Alchimisti Spiritus (il Mercurio alchemico), l’ipnotizzatore Franz Mesmer la chiamò “Fluido magnetico” confondendola con il magnetismo fisico, Sant’Agostino la interpreta, in parte, con il concetto di Spirito Santo.
Gli esseri umani la percepiscono nelle sue manifestazioni più grossolane nella vita della loro Psiche (dal greco Farfalla - Anima - soffio vitale), che sono i sentimenti, le emozioni, le passioni, gli istinti, le pulsioni, gli ideali, i pensieri, le percezioni, gli attaccamenti, gli affetti, i bisogni, ecc...
Simbolicamente Prana è la “Donna” come datrice e reggitrice della vita, il suo colore è il Rosso, colore del movimento–azione, del mestruo e del sangue che è fondamentale per creare calore vitale (la combustione interna che genera ogni processo di movimento). Prana inoltre ha simbolicamente le Corna, poiché la vita è duplice e nello stesso tempo unifica le singole Anime, annulla lo spazio ed è al di là del Tempo e come nei sogni, che appartengono alla sua dimensione, il presente, il passato e il futuro si mescolano in un eterno mobile presente.

Il cristianesimo cogliendone soltanto un suo aspetto ne ha fatto anche il Diavolo rosso e cornuto che ci separa dal Principio Divino, irretendoci nella voluttà delle passioni …
Potrei dilungarmi intere pagine citando descrizioni di Prana, ma seppur bellissime rimangono vuote se non lo si sperimenta con i nostri sensi interiori. Lo Yoga, come pochissime altre discipline psico-fisiche, ci consente attraverso varie pratiche di percepirlo amplificando i nostri sensi interni e di aggiogarlo (Prânayâma) ossia farlo nostro liberando la mente dalle sue malie ed elevandola alla sua purezza detta Buddhi – Sapienza - Sophia, l’intelletto che illumina e comprende il Cosmo, permettendoci così di assimilare la sua vitalità (dunque beneficiare lo stato energetico del nostro corpo) e ci permette inoltre ad un elevatissimo livello, di dirigerne la sua forza creativa.


Emilio Russo

Testi storici e filosofici dello Yoga


II puntata
YOGA SUTRA

L’Asana
(a cura di Ruber Rivali)

Come scritto nel precedente numero iniziamo la nostra analisi delle tappe indicate dallo Yoga Sutra dal concetto di Asana.
La parola “asana” significa posizione; ma il suo significato originario si è alterato per le tante interpretazioni che vari autori e correnti filosofiche le hanno attribuito.
Patanjali a cui si deve lo Yoga Sutra (primo testo scritto sullo yoga) afferma: ”Asana e ciò che è saldo e piacevole ”. Il Sankya (uno dei principali sistemi della filosofia indiana ) afferma: “la posizione è ciò che è saldo e agevole” ; e ancora: “ogni posizione salda e agevole è un’Asana, non vi sono altre regole”.
Nello Yoga l’Asana è un metodo ( non una semplice postura ) di immobilizzazione del corpo in una posizione scomoda allo scopo di superare il dolore con il quale costantemente il corpo disturba la mente .
Essendo lo Yoga una ”forma di meditazione” che mira all’unione del soggetto con l’oggetto pensato, lo yogin per poter raggiungere tale stato deve essere in grado di pensare un pensiero prestabilito senza disturbi e interruzioni; dunque necessita, in primis, di raggiungere ”lo stato di Asana”, ossia di immobilizzazione del corpo, in cui i muscoli non devono essere tesi ma neppure troppo rilassati, in una piacevole via di mezzo tra la rigidità e l’abbandono. Fatto ciò dovrà essere in grado attraverso l’acquisizione di una certa capacità di controllo mentale sulle modificazioni del corpo di superare crampi e stanchezza evitando qualsiasi spostamento. Ovviamente chi è all’inizio del percorso, dopo poco troverà l’Asana così dolorosa da risultare irresistibile ma se riesce a rimanere saldo e costante raggiunge, non troppo lontanamente nel tempo, il traguardo: il dolore svanirà e verrà dimenticata la stessa presenza del corpo; allora il praticante si accorgerà che lo stato di coscienza ordinario del corpo è delimitato dal dolore e con un profondo senso di meraviglia e sollievo percepirà che la posizione tanto scomoda che aveva assunto è perfetta per la comodità fisica rispetto a qualsiasi altra. L’esercizio non presenterà più problemi e quando assumerà il proprio Asana avrà la sensazione che la forza di gravità allenti la sua pressione e il corpo entri in una condizione di piacevole e calda leggerezza senza più inviare alcun messaggio che distragga la mente. Ovviamente i testi indù descrivono anche altri e più profondi risultati di questa pratica che si ottengono attraverso una costante applicazione e riflessione sull’Asana e di cui è bene prendere conoscenza direttamente da un insegnate qualificato. Raggiunta la condizione di Asana l’apprendista yogin è pronto ad affrontare il Prânayâma, di cui tratteremo nella prossima edizione, un metodo per gestire e placare le emozioni e gli appetiti e per controllare e regolare le funzioni del corpo.

I grandi Classici dello Yoga

YOGA SUTRA
GLI AFORISMI DELLO YOGA di PATANJALI
Versione e commento di WILLIAM QUAN JUDGE

LIBRO I
La Concentrazione o Yoga (1)

4 - Nei momenti in cui non c’è concentrazione, l’anima assume la stessa forma della modificazione della mente.
Questo si riferisce alla condizione dell’anima nella vita ordinaria quando non è praticata la concentrazione e significa che allorquando la mente, l’organo interiore, è influenzata o modificata attraverso i sensi dalla forma di qualche oggetto, anche l’anima – che percepisce l’oggetto attraverso il proprio organo, la mente – si trova, per così dire, mutata in quella stessa forma, così come una statua di marmo, bianca come la neve, osservata sotto una luce cremisi, appare di questo colore allo spettatore e così rimane per gli organi visivi, durante tutto il tempo che questa luce colorata la illumina.
5 - Le modificazioni della mente sono di cinque specie ed esse sono dolorose e non dolorose.

6 - Esse sono: la Conoscenza Corretta, la Concezione Errata, la Fantasia, il Sonno e la Memoria.

7 - La Conoscenza corretta risulta dalla Percezione, dalla Deduzione e dalla Testimonianza.

8 - La Concezione Errata è una Falsa Nozione derivante da una mancanza di Conoscenza Corretta.

9 - La Fantasia è una nozione priva di ogni base reale, che si sviluppa da una conoscenza suggerita da delle parole.

Esempi sono i concetti: "le corna della lepre" e "la testa di Rahu". Uno che senta l’espressione "la testa di Rahu", immagina naturalmente che ci sia un Rahu che possegga questa testa, mentre questo mitico mostro che, si dice, causi le eclissi ingoiando il sole, è formato solo da una testa ed è privo di corpo. E, sebbene si usi di frequente l’espressione "le corna della lepre", è arcinoto che non esiste nulla di simile in natura. Nella stessa maniera molte persone continuano a parlare del "levare" e del "calare" del sole, benché esse si attengano alla teoria contraria.
10. Il Sonno è quella modificazione della mente che si produce quando quest’ultima abbandona tutti gli oggetti per il fatto che tutti i sensi e le facoltà di veglia cadono nell’inattività.

(1)La divisione Argomentativa di questa meditazione è una riflessione su di un soggetto argomentando sulla sua natura paragonata con qualcos’altro, come ad esempio il problema se la mente è il prodotto della materia o se precede la materia.

(segue nel prossimo numero)

mercoledì 24 settembre 2008

Respirare è Vivere


Lo yoga dal punto di vista bio-fisico considera di primaria importanza il controllo cosciente della respirazione e della variazione volontaria dei suoi elementi: ritmo, rapporto tra le diverse fasi, e ritenzione.
La respirazione nella nostra era è danneggiata da svariate cause; al primo posto risultano l’ansia e l’inquinamento. Lo Yoga, mira al ripristino del respiro naturale, al suo potenziamento, ampliamento e controllo, in modo tale da poterlo utilizzare quale veicolo primo della distribuzione della forza vitale in ogni parte del corpo.
Manas conduce Prana, dicono i Testi yogici, ossia, la mente guida la Forza Vitale, ed il respiro è il mezzo primario che la stessa, può utilizzare per conquistare il corpo e per tenere lontane le principali malattie che colpiscono l’uomo medio occidentale. Infatti il nostro stile di vita ha reso i disturbi da ansia (sintomo che spinge ben 7 milioni di italiani ad essere consumatori abituali di ansiolitici e 5 milioni di farmaci che ne contengono) una delle cause primarie di morte nel mondo cosiddetto “civilizzato”.
E’ da notare il cambiamento che lo stato ansioso determina all’assetto respiratorio naturale: il respiro diventa irregolare, si affretta e si accorcia, impedendo l’assunzione di una sufficiente quantità d’aria, dunque, una scarsa ossigenazione, che è causa di svariate problematiche tra cui affaticamento cardiaco, disfunzioni digestive, indebolimento del sistema immunitario e il deterioramento dei tessuti cellulari (basti pensare, che alcuni tessuti come quello nervoso, sono così sensibili, che solo dopo pochi minuti di carenza di ossigeno sviluppano danni irreversibili).
Dunque, così come un sassolino lanciato dalla cima di una montagna può diventare una valanga, una scorretta e superficiale respirazione può provocare seri danni al nostro organismo.

Lo Yoga fornisce ottime ed efficaci soluzioni attraverso pratiche come il “Prânayâma” dove di importanza centrale sono gli esercizi di controllo, di ampliamento, ed armonizzazione volontaria della respirazione, la quale, (diversamente dagli ansiosi, e da tutti coloro che vivono in città inquinate, tendenti ormai ad utilizzare solo l’area superiore dei polmoni), viene estesa fino alla regione inferiore addominale, rilasciando appunto i muscoli dell’addome, stimolando gli organi, ed ossigenando sufficientemente tutti i tessuti.
Bastano pochi minuti al giorno di corretti esercizi di respirazione profonda per raggiungere significativi risultati per il nostro benessere.

Ruber Rivali

Testi storici e filosofici dello Yoga



I° puntata
YOGA SUTRA


Breve introduzione
(a cura di Emilio Russo)
La prima codifica dello Yoga si deve a Patanjali, il suo testo illustra sistematicamente la Scienza dello Yoga indicando, con chiarezza, il cammino volto alla realizzazione del Sé e all’identificazione con l’Assoluto. La compilazione di Patanjali risale ad un’epoca che varia tra il 400 e il 200 a.C. ma, le prime testimonianze storiche dello Yoga risalgono a molti secoli prima. Ritrovamenti casuali, fatti in occasione dei lavori per la costruzione di una ferrovia nell’attuale Pakistan, hanno svelato l’esistenza di due città, Moenjo-Dharo ed Harappa (3000 a.C. circa), dove sono emersi un’immensa quantità di reperti archeologici della civiltà Dravidica, dando conferma che, in quei luoghi, lo Yoga era già praticato. Dunque, le origini, possiamo intuire, si perdono nella notte dei tempi.

La concezione fondamentale nello Yoga Sutra implica che l’infinito, l’assoluto, il Sé superiore, Dio, l’Anima dell’Universo o qualsiasi altro nome le si voglia attribuire, si trova ovunque, ed è sempre presente, ma occultato dalle continue modificazioni dell’ intelletto. Per ottenere la conoscenza dell’Assoluto è quindi necessario arrestare tutti i Venti (pensieri) della mente.

Vediamo ora brevemente quali processi, Patanjali, indica necessari per il raggiungimento della realizzazione del Sé superiore, riservandoci una analisi più accurata nei successivi numeri:

1) Il primo processo è l’immobilizzazione del corpo e il superamento del dolore fisico mediante l’esercizio chiamato Asana.
2) Assicurare la regolarità delle funzioni, controllando e dirigendo la forza vitale attraverso il respiro, mediante la pratica chiamata Prânayâma.
3) Coltivare le qualità morali e realizzare delle “buone opere” che assicurano la calma mentale mediante le pratiche chiamate Yama e Niyama.
4) Analizzare approfonditamente la mente ed inibire qualunque pensiero in generale, mediante la pratica del Pratyahara.
5) Concentrazione diretta su un unico pensiero sopprimendo tutti gli altri. Questo processo conduce ai più alti risultati ed è composto di tre parti: Dharana, Dhyana e Samâdhi, raggruppate sotto il termine comune di Samyana.

I Grandi classico dello Yoga


YOGA SUTRA
GLI AFORISMI DELLO YOGA di PATANJALI

Versione e commento di WILLIAM QUAN JUDGE

LIBRO I
La Concentrazione o Yoga (1)

1 - In verità, l’esposizione dello Yoga o Concentrazione, sta ora per essere fatta.

La particella sanscrita atha che è stata tradotta con "in verità", annunzia al discepolo che un argomento ben definito sta per essere esposto, richiede la sua attenzione e serve anche da benedizione. Monier Williams afferma che questa è "una particella di buon auspicio e di introduzione ma che spesso è difficilmente esprimibile nelle nostre lingue occidentali."

2 - La Concentrazione o Yoga consiste nell’impedire le modificazioni del principio pensante.

In altre parole, la mancanza di concentrazione del pensiero è dovuta al fatto che la mente, chiamata qui "il principio pensante", è soggetta a delle costanti modificazioni a causa del suo disperdersi su di una molteplicità di soggetti. Così la "concentrazione" equivale alla correzione della tendenza alla dispersione ed al conseguimento di ciò che gli Indù chiamano "il punto unico"
(2), o il potere di costringere la mente, in qualunque momento, a considerare un solo soggetto di pensiero, escludendone ogni altro. É su questo Aforisma che si impernia tutto il metodo del sistema. La ragione dell’assenza continua della concentrazione è che la mente è modificata da tutti i soggetti ed oggetti che le si presentano; essa è, per così dire, trasformata in quel soggetto od oggetto. La mente perciò, non è il potere supremo o più elevato; essa non è che una funzione, uno strumento con il quale l’anima lavora, percepisce le cose e compie delle esperienze. Neppure il cervello deve essere confuso con la mente, non essendo a sua volta che uno strumento di quest’ultima. Ne consegue che la mente ha un suo proprio piano, diverso da quello dell’anima e del cervello, per cui si dovrebbe imparare a far uso della volontà che è anch’essa un potere distinto dalla mente e dal cervello, in maniera tale da usare la mente come un nostro servitore ogniqualvolta e per quanto tempo lo desideriamo, per considerare qualunque cosa abbiamo scelto, invece di permetterle di vagare da un soggetto all’altro, secondo le loro sollecitazioni.

3 - Durante la concentrazione l’anima rimane nella condizione di uno spettatore senza spettacolo.

Questo si riferisce alla concentrazione perfetta che è lo stato in cui, dopo che sono state impedite le modificazioni di cui si parla nell’Aforisma 2, l’anima passa, ritrovandosi in una condizione ove non è più soggetta all’alterazione o alle impressioni prodotte da un soggetto qualsiasi. L’"anima" di cui si parla, non è Atma, lo spirito.

(1) La divisione Argomentativa di questa meditazione è una riflessione su di un soggetto argomentando sulla sua natura paragonata con qualcos’altro, come ad esempio il problema se la mente è il prodotto della materia o se precede la materia.

(segue nel prossimo numero)